Primo Maggio

Il SIGNIFICATO DELLE PAROLE

lavòro
 [da lavorare; av. 1250] s.m.
 impiego di energia per il conseguimento di un determinato fine:
 l. umano| Attività socialmente e legalmente regolamentata per la
 produzione di beni o di servizi, esplicata nell'esercizio di
 un mestiere, di una professione e sim.
♦disoccupazióne [1905] s.f.
 Fenomeno sociale rappresentato dalla scarsità di posti di lavoro in 
 rapporto al numero di aspiranti| Condizione di chi non riesce 
 a trovare lavoro pur essendo in grado di lavorare.


 L’italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.
Ai fortunati che un lavoro ce l’hanno, a chi ha avuto un lavoro
e non ce l’ha più ma nonostante tutto continua a sperare,
a chi un lavoro lo insegue da tempo, a chi per inseguirlo è andato via o dovrà andarsene,
a chi ha quasi perso la speranza anche se la speranza è sempre l’ultima a morire.

 A tutti AUGURI sempre, non solo per il primo maggio.

Poca cura

Si dice ” se son rose fioriranno” ed è vero. Le rose del mio terrazzo lasciate ad “arrangiarsi” sono sbocciate.

Le curo poco ma non le trascuro del tutto, sembra che in qualche modo sentano che non mi occupo di loro come vorrei e perciò il breve tempo passato a spiluccare foglie secche, rametti inutili e schiacciare numerose colonie di pidocchi verdi è  un condensato di amore nei loro confronti e per le altre piante che convivono sul terrazzo.

Circa un mese fa sono riuscita ad organizzare una serie di lavori per sostituire alcune piante che sono decedute non per la neve e il gelo ma per il caldo improvviso.Così, da vera sprovveduta, non ho pensato ( chi lo avrebbe fatto, Signori, dopo che il termometro era sceso a  -15°) di avviare l’impianto d’irrigazione automatico e alcuni giorni di calore  africano hanno steso il glicine ( non quello di papà), alcuni rincospermi e anche una plumbago che ho estirpato nella foga di togliere l’inutile.

Le rose stavano lì, né belle né brutte, in attesa di essere ripulite e di avere ai loro piedi un po’ più di terra perchè, nei vasi, la terra si “siede” e consuma e devi sempre aggiungerne. Ho passato un po’ di tempo  con loro mentre si annunciavano le lavate di pioggia che stanno tormentando il cielo anche in questi giorni. Per non avere sorprese ho inserito l’impianto per innaffiare e le ho lasciate.

Ricordo che ero stata molto colpita anni fa quando, vicino ad Imperia, con alcuni amici mi ero intrufolata nel giardino di una vecchia villa disabitata e in stato di abbandono ed ero rimasta stupita di trovare cespugli di rose ormai inselvatichiti ma rigogliosi e in piena fioritura; forse con corolle non corrispondenti ai canoni richiesti ad un concorso o ad una esposizione ma sicuramente di una bellezza così naturale da far capire quanto la rosa che noi conosciamo, e che alcuni amano per la sua perfezione, sia il risultato di selezioni e di crescite che interferiscono con la spontaneità della natura.

Le mie rose comunque non crescono allo stato selvatico e spero che sappiano che ho una profonda ammirazione per la loro indipendenza, cerco di non essere eccessiva in nessun senso e di assecondarle. Da quel poco che vedo direi che abbiamo raggiunto una certa intesa.

P. S.  Di queste rose non conosco il nome perchè fanno parte di una eredità e non ho trovato informazioni negli appunti sul giardino di papà, cercherò di documentarmi…

La clematide è invece una Clematis montana ‘Mayleen’ messa in vaso nel 2008. Fiorisce accompagnandosi con il vecchio glicine e poi con la rosa, rosa.

Canti della Resistenza

O ragazza dalle guance di pesca,
o ragazza dalle guance d’aurora,
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all’età che tu hai ora.
Coprifuoco: la truppa tedesca
La città dominava. Siam pronti.
Chi non vuole chinare la testa
Con noi prenda la strada dei monti.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita,
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
tutto il bene avevamo nel cuore,
a vent’anni la vita è oltre il ponte,
oltre il fuoco comincia l’amore.

Silenziosi sugli aghi di pino,
su spinosi ricci di castagna,
una squadra nel buio mattino
discendeva l’oscura montagna.
La speranza era nostra compagna
ad assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l’armi in battaglia
scalzi e laceri eppur felici.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte…

Non è detto che fossimo santi,
l’eroismo, non è sovrumano,
corri, abbassati, dái, balza avanti,
ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano,
dietro il tronco, il cespuglio, il canneto,
l’avvenire di un mondo più umano
e più giusto , più libero e lieto.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte…

Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
che non sanno la storia di ieri.
Io non son solo e passeggio tra i tigli
con te, cara, che allora non c’eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
quelle nostre speranze di allora,
rivivessero in quel che tu speri,
o ragazza color dell’aurora.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte…

Italo Calvino: in Canti della Resistenza italiana, Collana del Gallo grande 1960, Milano

La libertà è un diritto ma deve essere coltivata e mantenuta. Deve essere ben radicata nella nostra coscienza di cittadini e, se ci è stata regalata, dobbiamo trasmetterla a chi verrà dopo di noi. Per questo buon 25 Aprile.

Giallo soffione

Dà ad una persona una sorpresa improvvisa, l’andare giù da una strada arida  e acciottolata e vedere in una piccola striscia di erba, vicino al cancello di ferro il raggiante tarassaco, splendente come una goccia fatta cadere dal sole.

Henry Ward Beecher

Se un giardiniere avesse deciso di creare una bordura di fiori non avrebbe certamente pensato al dente di leone o tarassaco ma non sempre riusciamo a eguagliare la natura.

Questa piantina, molto comune  e considerata infestante, ben ancorata al terreno con una radice fusiforme è capace di crescere ovunque ci sia un centimetro di terra e  si può trovare perfino nelle fessure dell’asfalto cittadino. Le foglie disposte a rosetta sono lunghe, dentate e somigliano ai denti del leone; sono commestibili, all’inzio della primavera quando sono più tenere vengono raccolte e consumate in insalata.

I fiorellini giallo intenso sono riuniti in capolini che una volta sfioriti si trasformano in piumose sfere bianche e su cui, almeno una volta nella vita, ognuno di noi ha soffiato spargendo eterei ombrellini che, volteggiando nell’aria, trasportano minuscoli semini.

Questa comunissima pianta si fregia di svariati nomi: quello ufficiale e botanico è Taraxacum officinalis, viene chiamato dente di leone oppure in alcune zone insalata matta o cicoria matta. Ricordo che mia nonna lo chiamava girasul omettendo la precisazione dij pra cioè girasole dei prati; ho scoperto solo molto tempo dopo che la scritta sulle latte di olio di semi di girasole identificava “altri girasoli” e fiori ben diversi da quelli che vedevo nella campagna piemontese…

E’ conosciuto anche con il nome di soffione e personalmente è quello che preferisco perchè quando soffio sui piumini e cominciano a volare mi sento piccola e grande nello stesso tempo. La natura mi sta dando qualche possibilità.

Papà

C’è una fotografia di papà che mi piace. Papà è in piedi ed io, di circa tre anni, sono in bilico sulla sommità di un dissuasore di pietra. Alle nostre spalle c’è una strada sterrata che solo crescendo ho riconosciuto come l’ingresso ad una vecchia casa sulla collina “per andare a San Maurizio”. Lui ha uno sguardo un po’ birbone come di chi finge di darmi una spinta ma in realtà mi tiene ben salda sul pietrone liscio e consumato.

Mi piace ricordarlo così mentre mi sta alle spalle e mi incoraggia a fare quello penso sia meglio per me, alleggerendo con una battuta o una strizzata d’occhio i momenti di tensione o di paura nell’affrontare le difficoltà. Mi piace ricordarlo mentre legge o mentre gironzola nel suo giardino, a godersi i fiori che lasciava sulla pianta perchè i fiori è un peccato tagliarli.

Oggi ho guardato la fotografia per non dimenticare come era papà quando ero piccola perchè mi manca.

Il più piccolo germoglio dimostra che non c’è morte in realtà;

E che se mai ci fosse porterebbe verso la vita, e non l’aspetta alla fine per fermarla

E che è cessata nell’attimo in cui la vita è apparsa…

Tutto progredisce e si espande, niente crolla,

E morire è diverso da quel che ciascuno abbia mai creduto, e più felice.

 

Walt Whitman                                                                                 Leaves of grass 

Piccoli spazi

Guardo il mio minuscolo balcone e mentalmente faccio la conta dei davanzali delle  finestre. Quello che vedo è la mia cronica mancanza di spazio per poter sfogare la necessità di circondarmi di piante, ma i metri e a volte i centimetri sono quello che sono e devo rassegnarmi a non strafare. Se potessi il mio spazio verde sarebbe più simile ad un parco, diciamo un grande giardino, dove farei vivere le specie che amo di più, andrebbero bene anche le spontanee… insomma tutto pur di poter essere immersa nel verde.

Nonostante questa necessità sono però tendenzialmente un soggetto urbano e quindi cerco di mediare: abitare in città e circondarmi di piante in vaso. Oltre a sistemi tradizionali sono ricorsa a sotterfugi:  aumentare le dimensioni dei vasi in altezza, utilizzando delle orrende bordure per aiuole per aggiungere terra e usufruire di più capienza per piantare una Clematis Parisienne insieme ad un Solanum jasminoides.

Il risultato è stato soddisfacente perché le Campanule x Birch Hybrid  sono state bravissime a ricoprire il bordo della sopraelevazione. Siccome però il balcone non posso caricarlo troppo sfrutto le pareti, divisori e ringhiera agganciando vasi in cui le fragole e le plumbago convivono con le viole del pensiero.

So di non essere rigorosa negli abbinamenti botanici ma l’empirismo a volte aiuta.

In questi giorni ho deciso che devo assolutamente rinvasare il melograno e questo comporterà una serie di spostamenti di altre piante: il balcone diventerà come una specie di scacchiera dove, con il minor numero di mosse, dovrò fare “dama” e vincere un posto per ogni vaso. Questo gioco coinvolge anche i davanzali e alla fine sarò costretta a “mangiarmi” qualche pianta ma sicuramente riuscirò a trovare una soluzione…a costo di annettere il pianerottolo condominiale e a inserire altri vasi a parete.

P. S.   L’operazione “melograno” si è conclusa ma nel frattempo ho anche dato un po’ di spazio alla rosa Douceur Normande che, messa da parte in un vivaio perché sembrava avesse i giorni contati, da tre anni mi regala i suoi fiori.

Oggi è lunedì

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.”

Italo Calvino

P. S.  Da ricordare quando al semaforo vieni sollecitato a partire prima che scatti il verde. Sarebbe gentile poter offrire un caffè al/ alla occupante della sesta auto nella fila dietro a te per scoprire quale motivo muova la sua mano a suonare il clacson e conoscere l’impellente ansia di spingere te ad attraversare l’incrocio con il rosso.

La luna Stregatto

Questa sera la luna è orizzontale. Un modo un po’ insolito di vederla e che contraddice per una volta il detto “gobba a ponente luna crescente”.
La parte ricurva della falce lunare sembra, nel buio del cielo, il sorriso dello Stregatto, il gatto che compare e scompare alla vista di Alice nel Paese delle Meraviglie. Anche la luna in versione Smile :) sparirà. Potrebbe ricomparire fra un mese, condizioni metereologiche permettendo, oppure aspettare undici anni per farlo nuovamente.

Colazione per cinciallegre

Sono venute a trovarmi le cince. Speravo lo facessero.

Mi sono accorta che le cinciallegre sarebbero arrivate perchè, tra un frullare di codirossi e merli, ne ho intravista una che sbirciava verso il mio balcone.

All’inizio di novembre mi ero procurata una confezione di semi e palle di lardo da appendere  in un luogo non raggiungibile da Vito, il gatto di famiglia. L’inverno cominciato in sordina  è arrivato; dopo le nevicate la temperature è scesa e ho atteso che le cince alla ricerca di cibo, essendo troppo freddo per trovare insetti e ragni,  scoprissero dove l’avevo sistemato.

Si annunciano cinguettando e, suppongo, scambiandosi informazioni, come quando noi troviamo un posto che ci piace per fermarci a pranzare e lo comunichiamo con soddisfazione ai nostri compagni di viaggio. Pare che l’indole delle cinciallegre sia aggressiva e rumorosa ma che nei nostri confronti dimostrino una certa tolleranza, dettata dalla necessità di utilizzare maggiori risorse alimentari. Detta in parole povere se c’è una mangiatoia artificiale fanno volentieri una visita e si abbuffano …

Solitamente arrivano a metà mattina: l’ora della pausa per il  secondo caffè. Io con la mia tazzina dentro casa e loro con la colazione servita sul balcone. Una colazione lunga, intervallata da voletti e saltelli sulla ringhiera, rapidi ritorni, il tutto accompagnato da un ampio repertorio di vocalizzi.

Finisco il mio caffè, cerco di muovermi con movimenti lenti per non interromperle. Guardo fuori ma non ci sono più.