Bellezza del cavolo

Ci sono momenti in cui mi devo proprio fermare perché quello che sto vedendo è qualche cosa di grande. Accosto l’auto cercando di non finire nel fosso, scendo cercando a tastoni  la macchina fotografica nella borsa. Mattina di nebbia, non fitta fitta ma quel tanto che basta per sentirmi lontano anche se la strada provinciale è poco distante in linea d’aria. Lì, accanto alla bealera con pochissima acqua, si allarga un campo di grassi, turgidi, colorati… cavoli.

Bellissimi! Allineati ma non rigidi; una patina cerosa ricopre  quelli a foglia liscia mentre i verdi, i cavoli verza per intenderci, hanno foglie spesse e bollose. Mi sono avvicinata per fotografare meglio…

La scoperta di un piccolo universo di luce e colore è valsa la sosta.

Scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse 
numero ventiquattro 
quasi nuove: 
sulla suola interna si vede ancora
la marca di fabbrica “Schulze Monaco”
c’è un paio di scarpette rosse 
in cima a un mucchio di scarpette infantili 
a Buchenwald 
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi 
di ciocche nere e castane 
a Buchenwald 
servivano a far coperte per soldati 
non si sprecava nulla 
e i bimbi li spogliavano e li radevano 
prima di spingerli nelle camere a gas 
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica 
a Buchenwald 
erano di un bambino di tre anni e mezzo 
chi sa di che colore erano gli occhi 
bruciati nei forni 
ma il suo pianto lo possiamo immaginare 
si sa come piangono i bambini 
anche i suoi piedini 
li possiamo immaginare 
scarpa numero ventiquattro 
per l’eternità 
perchè i piedini dei bambini morti 
non crescono 
c’è un paio di scarpette rosse 
a Buchenwald 
quasi nuove 
perchè i piedini dei bambini morti 
non consumano le suole. 

Joyce Lussu  

Giorno della Memoria. Per ricordarci di tutte le vittime, di tutte le guerre, di tutti gli eccidi. Anche quelli di cui non abbiamo memoria.

Carlo Fruttero

Ho iniziato la lettura del libro di Fruttero partendo da Torino e a Bologna sono stata infastidita di doverla  interrompere per cambiare treno. Non è un romanzo e sarebbe dovuto essere più facile ritrovare il filo della narrazione invece, proprio per come è scritto in forma di articoli che argomentano sui temi più diversi, vai avanti con golosità come quando si mangia qualche cosa che ti piace e vorresti che non finisse mai: quello che leggi è così reale, così assorbente che chi scrive è come se stesse raccontandotelo a voce.

Fruttero nelle Mutandine di chiffon- Memorie retribuite racconta la sua vita senza che sia una biografia, parla di persone famose e non con cui ha stabilito diversi gradi di conoscenza, con cui ha avuto rapporti come Calvino, Lucentini e tantissimi altri il cui  nome comincia ad essere ricordato da pochi.

Memorie sollecitate, come spiega lo stesso Futtero,  che sono state scritte su richiesta di settimanali, giornali, riviste o libri bisognosi di prefazione e naturalmente pagate; a volte  iniziano in modo serissimo e si colorano di momenti esilaranti come nella Prefazione al volume Notizie degli scavi, che raccoglie i tre racconti di Franco Lucentini (Mondadori), in cui racconta l’intolleranza al disordine di Lucentini e che ti fa sussultare in spasmi ridaroli.

Un libro sottile per il numero di pagine e per il contenuto che ti fa rimpiangere che non ci sia la possibilità di scrivere… continua.

P. S   Ci sono persone che non conoscerai mai di persona e Carlo Fruttero è tra questi; insieme al suo “socio” di penna, Franco Lucentini, una lora creatura letteraria è diventata lo spunto che mi ha permesso di scoprire interessi, affinità e l’amore della mia vita. Probabilmente sarebbe accaduto lo stesso, chissà… comunque grazie.

… Non aveva paura di morire, Carlo. Era solo preoccupato dalla difficoltà dell’impresa. «Non pensavo che andarsene sarebbe stato così lungo» ha continuato a ripetere fino a ieri. Proprio lui che amava gli articoli e le frasi brevi. Dal giorno in cui me lo ha insegnato, applico ai miei testi il famoso emendamento Fruttero: «Nel dubbio, togli. Togli sempre. Cominciando dagli aggettivi». Togliere ogni peso superfluo alle parole, alle relazioni umane e ai pensieri era il suo modo di essere leggero rimanendo profondo: la lezione di Calvino.

Addio  Fruttero, mi ha insegnato la leggerezza    di M. Gramellini – LA STAMPA

L’inizio

Che dire del vecchio anno? E’ stato. Che aspettarsi per il nuovo appena iniziato? Non ho desideri particolari e in questo momento ho troppo sonno per pensare a come vorrei che fosse ma… sarà. A tutti un augurio: che il 2012 sia come desiderereste che fosse.

P. S.   A causa di un problema tecnico e della fretta gli auguri arrivano un pochino in ritardo ma comunque profondamente sinceri.