Sono venute a trovarmi le cince. Speravo lo facessero.
Mi sono accorta che le cinciallegre sarebbero arrivate perchè, tra un frullare di codirossi e merli, ne ho intravista una che sbirciava verso il mio balcone.
All’inizio di novembre mi ero procurata una confezione di semi e palle di lardo da appendere in un luogo non raggiungibile da Vito, il gatto di famiglia. L’inverno cominciato in sordina è arrivato; dopo le nevicate la temperature è scesa e ho atteso che le cince alla ricerca di cibo, essendo troppo freddo per trovare insetti e ragni, scoprissero dove l’avevo sistemato.
Si annunciano cinguettando e, suppongo, scambiandosi informazioni, come quando noi troviamo un posto che ci piace per fermarci a pranzare e lo comunichiamo con soddisfazione ai nostri compagni di viaggio. Pare che l’indole delle cinciallegre sia aggressiva e rumorosa ma che nei nostri confronti dimostrino una certa tolleranza, dettata dalla necessità di utilizzare maggiori risorse alimentari. Detta in parole povere se c’è una mangiatoia artificiale fanno volentieri una visita e si abbuffano …
Solitamente arrivano a metà mattina: l’ora della pausa per il secondo caffè. Io con la mia tazzina dentro casa e loro con la colazione servita sul balcone. Una colazione lunga, intervallata da voletti e saltelli sulla ringhiera, rapidi ritorni, il tutto accompagnato da un ampio repertorio di vocalizzi.
Finisco il mio caffè, cerco di muovermi con movimenti lenti per non interromperle. Guardo fuori ma non ci sono più.







