Pane al pane…

” Bimboo… bimbo nnerooo, come ti chiami? ”

La bimbetta biondarella, tre anni circa, cerca di attirare l’attenzione di un bimbetto un po’ più piccolo e lo chiama Nero perchè il bimbo è nero di pelle. Quei bei colori di pelle che moltissimi appassionati di abbronzatura non avranno mai, nonostante esposizioni giornaliere e trattamenti in forni e lampade. Alla bimba interessa giocare perchè si annoia; anche il bimbo è visibilmente stanco di aspettare il suo papà. Il caso ha voluto che entrambi siano nell’ufficio postale in attesa che i rispettivi genitori vedano comparire il numero,loro assegnato dal caso, sul display appeso sopra gli sportelli…

Questo non è l’inizio di una storia e non racconta niente di particolare, è solo lo snocciolarsi di pensieri: uno tira l’altro. I bimbi non hanno paura di dire quello che è evidente perchè non ci mettono la malizia nel dire una parola per quello che significa. Perchè “i grandi” tendono a non chiamare più le cose come sono? Forse perchè dicendo nero o negro si puo’ essere meno eleganti, più razzisti che dicendo “di colore” o addirittura “diversamente colorato”?  Non  sarà che dipende  da come si usa una parola che cambia il senso? Che  la differenza la fa  l’intenzione di usare la parola in maniera offensiva? Se le parole si accompagnano a  gesti che manifestano le intenzioni migliori che un essere umano può avere nei confronti di un suo simile, perchè non dire pane al pane, vino al vino?

Queste due bimbe sono gemelle e si chiamano Marcia e Millie Biggs. Nate da due genitori “diversamente colorati”. Per non fare torto a nessuno,  si sono divise equamente il compito di dimostrare che l’importante è essere uguali nella propria individuale diversità.

P.S. Notizia e immagine dal Daily Mail di oggi,14 settembre 2010

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5 thoughts on “Pane al pane…

  1. Non saprei proprio come commentare questo tuo articolo. Facciamo finta di essere quello che non siamo.
    Mi hai fatto ricordare i primissimi mesi dopo la guerra. Con le truppe americane erano arrivati in Italia anche dei soldati “di colore”. Non c’eravamo abituati. Quando, sul tram o per la strada, si vedeva uno di questi soldati si diceva tranquillamente:”Mamma, guarda un negro!”.
    Non era dispregiativo! Era così.
    Ora che ci stiamo abituando a “vederne di tutti i colori” facciamo tante storie e, prima di parlare, quasi quasi, ci mettiamo la maschera.
    Hai scritto saggiamente!

  2. Bello quello che hai scritto. Sarà che siamo circondati da tanto falso buonismo… Pane al pane è anche una rubrica settimanale de La Stampa scritta da Lorenzo Mondo che leggo sempre con piacere. Il titolo è significativo. Ciao

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