Trentasei


Non delizioso. Non favoloso. Non adorabile. E nemmeno affascinante. No. Mentre guardava il commissario Santamaria, che adesso stava parlando con Massimo, Anna Carla si rese conto che tutta quella maledetta aggettivazione iperbolica non serviva, con un uomo così, non c’entrava niente, stonava. Delicato, questo sì; perché poco prima, mentre Massimo, camminando su e giù per il terrazzo, le raccontava con effettacci gigioneschi e inutilissime pause alla Hitchcock, tutta la storia del Garrone, della lettera appallottolata, del fallo, della misteriosa bionda col borsone, lui, il Santamaria, era stato impeccabile: né occhiate intensamente scrutatrici (per vedere come lei reagiva) né arie di finta indifferenza (per farle credere che lei non era sospettata). Era rimasto sulla sua sedia di vimini a sentire con pazienza, ecco, con pazienza, le cavatine di Massimo, la traduzione in lingua cretina, diciamolo pure, di un fatto che per lui rappresentava evidentemente solo lavoro, fatica, dovere. Delicato e paziente. Aveva sorriso quando c’era da sorridere (e anche quando non c’era; pieno di tatto, dunque). Aveva chiarito e precisato qua e là; dunque aveva carattere, fermezza, non si lasciava portare a spasso da uno come Massimo, che per portare a spasso la gente… E alla fine le aveva detto una frase stupenda, assolutamente da nodo alla gola. Le aveva detto, allargando un po’ le mani:-Ha visto, i casi della vita?

Da “La donna della domenica” di C. Fruttero e F.  Lucentini

Quanto ti può cambiare la vita un libro? Un libro ti può dare delle sensazioni, ti può appassionare per il racconto e la descrizione dei luoghi in cui si dipana la storia, ti può coinvolgere e incuriosire per sapere come finirà e puoi trovare nei personaggi somiglianze con persone che conosci. Averlo letto può servire come inizio per una conversazione con persone che non conosci a fondo e con cui, inconsapevolmente, potresti avere delle affinità e interessi comuni e che potrebbero diventare insostituibili nella tua vita. Un libro ti può cambiare la vita…

P. S. Avevo pensato e scritto questo post il 28 luglio 2010.

L’avevo lasciato  nella scrivania virtuale in attesa di pubblicarlo poi: in una data importante. Qualche tempo fa ho letto un post su un blog che seguo e l’idea che hanno avuto nella redazione è molto simile alla mia storia. Era un cena di Capodanno in  casa di amici e l’attesa per brindare al nuovo anno è meno lunga se trovi qualcuno con cui condividere il tempo… e quel tempo dura ancora.

 

 


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