Per guardarsi intorno

Il primo caffé che ho bevuto in vita mia era allungato con acqua e ghiaccio, addolcito da un enorme cucchiaio di zucchero. L’ho bevuto in silenzio tenendo con due mani la tazza di spessa ceramica decorata a fiori, osservata dal  nonno in un lontano pomeriggio estivo. Non ricordo se mi è piaciuto il liquido amarognolo, probabilmente no, quello che so è che quel giorno ho apprezzato, per la prima volta, il senso del ritrovarsi a parlare seduti davanti ad una tazza di caffé. Questa ritualità è diventata sempre più parte della mia vita. Quando occorre parlare, discutere o semplicemente stare insieme preparo un caffé, magari a metà pomeriggio con le figlie, o il sabato, quando si esce insieme e si va sempre “fino in via Po”, andiamo a berci un caffé.

La tazza di caffè è il mezzo che permette di osservare e pensare lentamente, di ponderare quello che pensi tu e le parole degli altri, di non avere fretta e di fermarsi a guardare  per vedere. Un momento da gustare piano piano come il caffé a piccoli sorsi, senza mettere lo zucchero così si sente di più il sapore e la vita che ti sta intorno.

P.S.   Scritto nella primavera del 2009  e valido ancora oggi, anche se il sabato le figlie escono e vanno a bere il caffè indipendentemente da noi. Ma a volte ci incontriamo casualmente in via Po.

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