Pallida luna

"La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse."  Italo Calvino, Palomar

“La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse.”
Italo Calvino, Palomar

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Papà

C’è una fotografia di papà che mi piace. Papà è in piedi ed io, di circa tre anni, sono in bilico sulla sommità di un dissuasore di pietra. Alle nostre spalle c’è una strada sterrata che solo crescendo ho riconosciuto come l’ingresso ad una vecchia casa sulla collina “per andare a San Maurizio”. Lui ha uno sguardo un po’ birbone come di chi finge di darmi una spinta ma in realtà mi tiene ben salda sul pietrone liscio e consumato.

Mi piace ricordarlo così mentre mi sta alle spalle e mi incoraggia a fare quello penso sia meglio per me, alleggerendo con una battuta o una strizzata d’occhio i momenti di tensione o di paura nell’affrontare le difficoltà. Mi piace ricordarlo mentre legge o mentre gironzola nel suo giardino, a godersi i fiori che lasciava sulla pianta perchè i fiori è un peccato tagliarli.

Oggi ho guardato la fotografia per non dimenticare come era papà quando ero piccola perchè mi manca.

Il più piccolo germoglio dimostra che non c’è morte in realtà;

E che se mai ci fosse porterebbe verso la vita, e non l’aspetta alla fine per fermarla

E che è cessata nell’attimo in cui la vita è apparsa…

Tutto progredisce e si espande, niente crolla,

E morire è diverso da quel che ciascuno abbia mai creduto, e più felice.

 

Walt Whitman                                                                                 Leaves of grass 

Scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse 
numero ventiquattro 
quasi nuove: 
sulla suola interna si vede ancora
la marca di fabbrica “Schulze Monaco”
c’è un paio di scarpette rosse 
in cima a un mucchio di scarpette infantili 
a Buchenwald 
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi 
di ciocche nere e castane 
a Buchenwald 
servivano a far coperte per soldati 
non si sprecava nulla 
e i bimbi li spogliavano e li radevano 
prima di spingerli nelle camere a gas 
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica 
a Buchenwald 
erano di un bambino di tre anni e mezzo 
chi sa di che colore erano gli occhi 
bruciati nei forni 
ma il suo pianto lo possiamo immaginare 
si sa come piangono i bambini 
anche i suoi piedini 
li possiamo immaginare 
scarpa numero ventiquattro 
per l’eternità 
perchè i piedini dei bambini morti 
non crescono 
c’è un paio di scarpette rosse 
a Buchenwald 
quasi nuove 
perchè i piedini dei bambini morti 
non consumano le suole. 

Joyce Lussu  

Giorno della Memoria. Per ricordarci di tutte le vittime, di tutte le guerre, di tutti gli eccidi. Anche quelli di cui non abbiamo memoria.

Viali d’estate

Quell’anno faceva tanto caldo che bisognava uscire ogni sera,
e a Ginia pareva di non avere mai capito prima che cosa fosse
l’estate, tanto era bello uscire ogni notte per passeggiare
sotto i viali. Qualche volta pensava che quell’estate non sarebbe
finita più, e insieme che bisognava far presto a godersela
perché, cambiando la stagione, qualcosa doveva succedere.
La bella estate, Cesare Pavese
Fare due passi sotto la “leja”,in piemontese  viale alberato, era ed è una possibilità per catturare un alito di brezza e godere dell’ombra nelle assolate giornate estive. Ci sono viali di tigli che in primavera profumano così intensamente da farti venire il mal di testa; viali di platani che i piemontesi hanno cercato di esportare nel trasloco prima a Firenze e poi nella definitiva collocazione della capitale d’Italia a Roma, senza tener conto che questa essenza arborea avrebbe avuto un po’ di difficoltà ad ambientarsi in climi non padani.
I viali di ippocastani   sono legati alla mia infanzia perchè li percorrevo per andare e tornare da scuola e in estate nelle sere più calde, mentre i nonni si godevano il fresco seduti su una panchina, io giocavo con altri bimbi  e mi sentivo in  proprio  in vacanza.

L’analfabeta politico

Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico.

Egli non sente, non parla, né s’interessa

degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,

il prezzo dei fagioli

del pesce, della farina, dell’affitto

delle scarpe e delle medicine.

L’analfabeta politico è così somaro

che si vanta e si gonfia il petto

dicendo che odia la politica.

Non sa l’imbecille che

dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta,

il bambino abbandonato, l’assaltante

e il peggiore di tutti i banditi

che è il politico imbroglione,

il mafioso, il corrotto,

il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

B. Brecht

( ••• )

Colori dell’inverno

In questo periodo avrei molti , moltissimi , troppi spunti per scrivere quello che penso. Non voglio farlo. Né posso ignorare quello che capita nel mondo  perchè ogni giorno c’è un motivo in più per pensare di vivere nello  stato libero di Bananas, perciò non potendo fare a meno del mio blog e non volendo trascurarlo mi dedicherò ad argomenti  più contemplativi. Ad esempio l’osservazione di quanti colori esistano in questa stagione invernale  e di come, se pure in anni lontani ed in un ambiente molto diverso da quello in cui vivo, vengano descritti da Thoreau.

Inverno pittore

È straordinario pensare a quale varietà di colori
ben distinti possa offrirci l’inverno, e ciò usando
di tante poche tinte, se così vogliamo chiamarle.
La limpidezza e la purezza particolarissima dei
colori rappresentano probabilmente il fascino
maggiore di una passeggiata invernale.
C’è il rosso del cielo al tramonto, e della neve
di sera, e dei lembi di arcobaleno durante il
giorno, e delle nuvole basse.
C’è l’azzurro del cielo, e dei riflessi dell’acqua,
e del ghiaccio e delle ombre sulla neve.
C’è il giallo del sole e del cielo crepuscolare al
mattino e alla sera e del carice (o color paglierino
che, diviene brillante se, a sera, viene illuminato
sull’orlo del ghiaccio) e tutti e tre nei cristalli di brina.
E poi i colori secondari, ecco il porpora della neve,
in mucchi e sulle cime delle colline, sui monti,
delle nuvole serotine.
Il verde dei sempreverdi, del cielo e del ghiaccio
e delle acque quando scende la sera.
L’arancione del cielo di sera.
Il bianco della neve e delle nuvole e il nero delle
nuvole stesse, delle acque agitate, dell’acqua che
s’infiltra nel sottile strato di neve sul ghiaccio.
Il ruggine, il marrone e il grigio dei boschi di
alberi decidui.
Il bruno fulvo della terra nuda.

H. D. Thoreau

… E questo è il mio inverno a colori

 

Autunno

Mattino d’autunno

Che dolcezza infantile

nella mattinata tranquilla!

C’è il sole tra le foglie gialle

e i ragni tendono fra i rami

le loro strade di seta.

(F. G. Lorca)

I colori dell’autunno, che inizia ad esibirsi, sono una tentazione troppo forte e non approfittarne per catturarli scattando fotografie sarebbe un peccato.

Buon fine settimana.

Aspettando la luna

Lo vedi? Niente è impossibile. Arriva sempre il momento giusto per tutto: basta aspettare. Anche la luna, quando è bella piena, matura, può cascarti fra le braccia…

Roberto Benigni

Nella notte con il naso all’insù a guardare la luna e pensare che a volte sarebbe bello raggiungerla … ma potrebbe anche succedere il contrario e nell’attesa si può anche giocare a immaginarla un po’ più vicina.

 

Ciliegie rosse mature

When he was by, the birds such pleasure took,

That some would sing, some other in their bills

Would him mulberries and ripe-red cherries.

Shakespeare’s  Venus and Adonis, ll. 1101-3

Gli uccelli erano così contenti della sua presenza,

Che alcuni cantavano, ed altri nel loro becco

Gli portavano more e ciliegie rosse mature.