Regine e ciliegie

L’aspetto più brutto di farsi una overdose di ciliegie è che restano lì tutti i noccioli a ricordarti quante ne hai mangiate

Andy Warhol

Una ciliegia tira l'altraOggi mangiando le ciliegie ascoltavo la radio, la regina Elisabetta festeggia i 60 anni di regno nell’Abbazia di Westminster e mi è tornata alla mente una canzoncina che la maestra ci aveva fatto imparare ormai nell’altro secolo.

A volte non so in che giorno vivo e all’inizio di ogni anno devo concentrarmi per ricordarmi che devo aumentare di una cifra il numero che lo indica, a parte queste avvisaglie di senilità ho però ben presente alcune sensazioni che mi riportano indietro nel tempo. La canzoncina veniva cantata nel cortile della scuola elementare durante l’intervallo e noi bambine (classe solo femminile) la cantavamo accompagnandola con le braccia alzate e le mani che ruotavano nell’aria…

Io son contadinella
della campagna bella
se fossi la regina
sarei incoronata,
ma son contadinella
mi tocca lavorar.

E cinquecento cavalieri
con la testa insanguinata
con la spada sguainata
indovina che cos’è.
E sono, sono le ciliegie!
Sono, sono le ciliegie.
Sono, sono le ciliegie
che maturan nel giardin.

Mangiando ciliegie vengono strani pensieri. Un’unica certezza, anzi due: non avrei voluto essere regina ed è vero il detto che una ciliegia tira l’altra.

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Acqua e luci

Mi piace  guardare l’acqua che scorre irruente saltando tronchi e sassi o che sembra immobile come un tappeto liquido con trame di leggerissime increspature. Mi piace vedere la luce sciogliersi sulla superficie e scurirsi man mano che il giorno diventa sera. Mi piace pensare che ci saranno ancora occhi che guarderanno quello che vedo io e proveranno le stesse emozioni che provo io ogni volta che vedo un tramonto.

Domenica di Pasqua

Quando ero piccola la Pasqua era scoprire la sorpresa nell’uovo di cioccolato: sorprese fatte di oggetti mai corrispondenti ai desideri ma poco importava perchè la cioccolata dell’uovo compensava la delusione dell’inutilità della sorpresa.

Oggi le sorprese mi piacciono ancora e anche la cioccolata (amara) e  mi sorprendo ancora scoprendo quanto ci sia di brutto e quanto bello esista al mondo.

Serena domenica!

Il vuoto intorno

“Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato. Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci. Non si chiude un abisso con l’aria.”

Emily Dickinson

A volte siamo immersi nel vuoto e, anche sapendo e sperando che altri condividono quello in cui credi tu, la sensazione di nulla intorno è talmente grande che ti chiedi come si sia  potuti arrivare a questo punto.

P. S. Momento di pessimismo sociale ed esistenziale.

E’ primavera?

STATO DI PRIMAVERA

Dalle 0,1 di ieri, 21 marzo, è dichiarato lo stato di primavera.

Entro le ore 24 di stanotte, tutti i fiori che intendono occupare i prati privati e demaniali per i tre mesi a venire, dovranno sbocciare bene visibili e avere appeso allo stelo il permesso di fioritura rilasciato dalla questura competente.

E’ proibito alle rondini ogni tipo di garrulo volo e gaio stridio. E’ inoltre proibito il volo sopra la quota di venti metri. Per non intralciare il traffico degli elicotteri.

E’ proibito alle contadinelle girare saltellando e cantando per la campagna con al braccio un canestrino. Ogni contadinella sorpresa in tale atteggiamento verrà fermata, e il canestrino accuratamente perquisito.

E’ proibito a ogni tipo di farfalla assumere colorazione tendente a mimetizzarsi con l’ambiente. Le farfalle dovranno essere sempre ben visibili, pena l’arresto per mascheramento (legge Reale, art. 7).

I ruscelli di montagna sorpresi a scendere impetuosamente a valle, che non si fermino ai posti di blocco, verranno fermati con dighe chiodate.

Ogni uccello sorpreso a cantare in codice sconosciuto verrà arrestato e chiuso in una clinica da cui uscirà suonato come il pappagallo di Portobello.

Nel caso la natura si risvegli al caldo bacio del sole, i manifesti e i filmati del fatto verranno sequestrati per oscenità.

Qualora superiori ragioni di ordine pubblico lo rendano necessario, verrà dichiarato immediatamente lo stato di autunno. Tutti gli alberi che entro ventiquattro ore dalla dichiarazione di slittamento stagionale non avranno provveduto a cambiare il colore delle foglie da verde in giallo, verranno potati. I disoccupati verranno impiegati in una vendemmia simbolica con uva di gomma.

Il clima e la temperatura di questa stagione verrà in ogni caso, deciso da noi.
Firmato
– Il Comitato stato-antistato per le esercitazioni militari in Italia.

tratto da
“Non siamo stato noi” di Stefano Benni
Ed. Savelli – I edizione giugno 1978

E’ pur sempre primavera e la natura segue il suo corso. Vorrei per un momento, solo un piccolo attimo, “non pensare ” e il proclama ” STATO DI PRIMAVERA” mi è sembrato il più adatto per pensare sorridendo.

Mattina di marzo

I giorni volano quando tutto va bene o, meglio dire,  ti sembrano accettabili quando la normalità scorre senza evidenziare momenti particolari. Ti svegli, pensi alla giornata, a quello che farai, a dove dovrai andare e aspettando che il caffè venga su nella caffettiera ascolti il notiziario senza neanche far granché caso alle notizie, tanto sono sempre uguali: se non è un delitto é un altro, se non é colpa dell’uno è dell’altro. Poi la voce alla radio comincia a sparare  – Giappone…terremoto… non ci sono vittime certe, per il momento, …8.9…tsunami… Per un momento ci credi anche che persone siano riuscite a sopravvivere perchè in Giappone costruiscono con sistemi moderni, antisisma, Loro sono abituati, hanno esperienza ma la parola TSUNAMI  lascia in po’ perplessi perchè la gigantesca onda che arriva dal mare dopo il risucchio non è che ti dà molte possibilità di fuga… Allora si aprono nella testa scene apocalittiche e sai con certezza che la mattina che è iniziata non è quella di un giorno qualunque e invece vorresti che lo fosse.

Una mattina qualsiasi

Mi piace farmi un caffé a metà mattina, quando tutti sono usciti e la casa è silenziosa. Nell’aria si sentono i profumi dei sughi che cominciano ad andare sui fornelli e, quando la stagione è bella, si sente nell’aria odore di bucato. Mi piace ascoltare la radio e bere il caffè amaro guardando fuori; dal cortile le voci salgono e si confondono con i rumori che arrivano dalla strada. Nell’ androne c’è il solito via vai: il postino, la segretaria di uno studio che arriva affannata, un’anziana signora che va a fare la spesa e oltre il portone gente che passa camminando in fretta per raggiungere la propria meta. Finisco il mio caffé e la mattina ricomincia.

P. S.  Scritto in un momento di estrema tranquillità e beatitudine.

Per guardarsi intorno

Il primo caffé che ho bevuto in vita mia era allungato con acqua e ghiaccio, addolcito da un enorme cucchiaio di zucchero. L’ho bevuto in silenzio tenendo con due mani la tazza di spessa ceramica decorata a fiori, osservata dal  nonno in un lontano pomeriggio estivo. Non ricordo se mi è piaciuto il liquido amarognolo, probabilmente no, quello che so è che quel giorno ho apprezzato, per la prima volta, il senso del ritrovarsi a parlare seduti davanti ad una tazza di caffé. Questa ritualità è diventata sempre più parte della mia vita. Quando occorre parlare, discutere o semplicemente stare insieme preparo un caffé, magari a metà pomeriggio con le figlie, o il sabato, quando si esce insieme e si va sempre “fino in via Po”, andiamo a berci un caffé.

La tazza di caffè è il mezzo che permette di osservare e pensare lentamente, di ponderare quello che pensi tu e le parole degli altri, di non avere fretta e di fermarsi a guardare  per vedere. Un momento da gustare piano piano come il caffé a piccoli sorsi, senza mettere lo zucchero così si sente di più il sapore e la vita che ti sta intorno.

P.S.   Scritto nella primavera del 2009  e valido ancora oggi, anche se il sabato le figlie escono e vanno a bere il caffè indipendentemente da noi. Ma a volte ci incontriamo casualmente in via Po.

Piccole dosi

Ogni tanto presa da una botta di ottimismo penso che non può andare sempre tutto male. E che tutto quello che non mi piace debba manifestarsi come se schiacciassi un tubetto di dentifrico in un mattino in cui ho il mal di denti, parte uno spruzzo proprio mentre si fulmina l’unica lampadina che era rimasta accesa e mi arriva un sms che mi annuncia che i dentisti sono tutti  andati in pensione o sono in vacanza. Ci sarà una mattina in cui mi sveglio e  la realtà sarà a colori, dove anche i colori azzurro e  verde si potranno di nuovo associare al cielo e alla speranza. Una realtà che si possa guardare senza provare tanto tanto shifo. Però mi sa che l’ottimismo mi ha portata troppo lontano e se si esagera ti puoi assuefare.

Pensieri di Natale per le antiche scale

Per arrivare a casa devo salire quattro rampe di scale. Di solito ho anche le borse della spesa e comunque é difficile che salga a mani vuote. L’esercizio fisico aiuta e salendo  mi vengono dei pensieri. Pensieri che scorrono e si disperdono come le palline di mercurio di un termometro rotto.

Prima rampa. Oggi ho pensato che dopodomani faremo l’albero, che dovremo portarlo su dalla cantina e che sembra vero perché come quelli vivi perde gli aghi e poi occorre tornare giù a spazzare. E le decorazioni? Sono sicura di non averle spostate e di trovarle quando la Figlia uno, presa dallo spirito natalizio e creativo che inizia a pervaderla già all’inizio di novembre, mi chiederà:” Mamma sai dove sono le decorazioni?”

Seconda rampa. Dicembre, Natale. Quando ero piccola mi piaceva il Natale. Per i regali? Erano bellissimi? Forse. A me sembravano bellissimi. E a pensarci bene non erano quasi mai quello che avevo richesto ma quando aprivo i pacchi mi davono la sensazione che il regalo era un pensiero d’ amore.

Terza rampa. Quando ho visto il primo albero di Natale quest’anno? Ah sì, era  nella vetrina di un negozio del centro e il 2 novembre era appena trascorso. ” Ma come passa in fretta l’anno…”

Quarta rampa. Quanto tempo é passato da quando ho preparato l’ albero per il primo Natale della Figlia uno… che stupore nei suoi occhi per le luci e i colori. E  poi, un po’ più avanti nel tempo, anche per la Figlia due che ha continuato a spostare le decorazioni sui rami trasformandolo in un abete in continuo divenire.

Pianerottolo. Questa mattina mi ero svegliata un po’ irascibile ma salendo le scale i pensieri natalizi mi hanno catturata.