Calcio, uguaglianza, diritti

Non vedrò la partita perchè non mi piace guardare le competizioni sportive in generale. Sentirò comunque quello che sta accadendo dalle grida di incitamento, di recriminazione, di gioia o di sconforto che provengono dalle finestre aperte delle case intorno. La vittoria o meno sarà accompagnata da un SSsssììììì o un Noooh. Poi potrà esserci il carosello di auto e clacson, bandiere e trombe oppure il silenzio totale. Non è importante quello che succederà.

 

…Quanto al resto, e benché ci tenga a inquadrare una partita di calcio per quello che è e non per quello che si vorrebbe che fosse, non posso ignorare che l’intero Paese si scopre vincente e felice di essere multietnico ( in Nazionale, meno di Germania e Inghilterra, peraltro). Pensando alla Bossi- Fini, vorrei che l’affetto, la dignità e i diritti che si riconoscono a Balotelli quando fa due gol ci fossero anche quando non li fa e si estendessero pure a un fioraio dello Sri Lanka, a un pizzaiolo egiziano, a un ghanese che lavora nell’altoforno in Valcamonica. Detto questo, suerte, ragazzi. Ce la potete fare.

Gianni Mura su Repubblica di oggi

Cenerentola di Mauro Biani

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Gli incollocabili

19 maggio 2011 da La Stampa

Buongiorno di Massimo Gramellini

Non ci sono scarti.

C’è un video in Rete che vi consiglio di guardare. Si intitola «Non siamo scarti» e consiste in una lettera aperta al ministro Tremonti, letta con ciglio asciutto e garbo antico da un gruppo di uomini e donne che hanno perso il lavoro intorno ai 50 anni. Hanno facce e occhi che ti stringono il cuore, perché ci leggi l’umiliazione e la vergogna per una condizione di vita così innaturale: troppo vecchi per trovare un altro posto e troppo giovani per andare serenamente in pensione. Sono esseri umani azzoppati al culmine della loro maturità esistenziale, quando l’esperienza si aggiunge all’energia e produce una miscela irripetibile di forza e affidabilità. Rinunciare a un simile apporto è peggio che un crimine: è una sciocchezza. Una società abitata da giovani sottopagati e da adulti emarginati ha un futuro bigio. E una classe dirigente degna del nome che porta non dovrebbe pensare ad altro, giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti.

A volte sembra di combattere una guerra silenziosa, senza morti e feriti apparenti, ma dove cadono di continuo la dignità e il rispetto per se stessi. Del racconto di quei cinquantenni l’aspetto più terribile non è la sofferenza economica, che pure esiste. E’ la sofferenza morale. Quel sentirsi inutili, rifiutati, sconfitti. Mi piacerebbe abbracciarli a uno a uno e urlare loro «non permettete a nessuno di uccidere i vostri sogni», ma le mie sono solo parole increspate da un’emozione. Qui invece servono un progetto a lungo termine, una visione solidale, dei leader credibili. Serve un’idea forte di società.

Non siamo scarti: lettera a Tremonti (di dietrolequinte1)

La grammatica insegna

Attualità e cicli storici, proprio che non si impara mai…

Un punto piccoletto,
superbioso e iracondo,
” Dopo di me – gridava –
verrà la fine del mondo! “
Le parole protestarono:
” Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e basta,
e non è che un Punto-e-a-capo”.

Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.

Il dittatore – Filastrocche in cielo e in terra (1960)

Gianni Rodari

Pane al pane…

” Bimboo… bimbo nnerooo, come ti chiami? ”

La bimbetta biondarella, tre anni circa, cerca di attirare l’attenzione di un bimbetto un po’ più piccolo e lo chiama Nero perchè il bimbo è nero di pelle. Quei bei colori di pelle che moltissimi appassionati di abbronzatura non avranno mai, nonostante esposizioni giornaliere e trattamenti in forni e lampade. Alla bimba interessa giocare perchè si annoia; anche il bimbo è visibilmente stanco di aspettare il suo papà. Il caso ha voluto che entrambi siano nell’ufficio postale in attesa che i rispettivi genitori vedano comparire il numero,loro assegnato dal caso, sul display appeso sopra gli sportelli…

Questo non è l’inizio di una storia e non racconta niente di particolare, è solo lo snocciolarsi di pensieri: uno tira l’altro. I bimbi non hanno paura di dire quello che è evidente perchè non ci mettono la malizia nel dire una parola per quello che significa. Perchè “i grandi” tendono a non chiamare più le cose come sono? Forse perchè dicendo nero o negro si puo’ essere meno eleganti, più razzisti che dicendo “di colore” o addirittura “diversamente colorato”?  Non  sarà che dipende  da come si usa una parola che cambia il senso? Che  la differenza la fa  l’intenzione di usare la parola in maniera offensiva? Se le parole si accompagnano a  gesti che manifestano le intenzioni migliori che un essere umano può avere nei confronti di un suo simile, perchè non dire pane al pane, vino al vino?

Queste due bimbe sono gemelle e si chiamano Marcia e Millie Biggs. Nate da due genitori “diversamente colorati”. Per non fare torto a nessuno,  si sono divise equamente il compito di dimostrare che l’importante è essere uguali nella propria individuale diversità.

P.S. Notizia e immagine dal Daily Mail di oggi,14 settembre 2010

Saper ascoltare…

Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l’ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l’uomo guardò l’orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista.
Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne’ ci fu alcun riconoscimento.

Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.

Questa è una storia vera. L’esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: “In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?”.

Ecco una domanda su cui riflettere: “Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno tra i migliori musicisti  suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?”
…E ci siamo già perdute?

Una promessa è una promessa

Colin Firth, attore e Global Oxfam Ambasssador, è stato membro della giuria del concorso “Piccoli autori di grandi pensieri”- G8: i piccoli scrivono ai grandi (della terra) e ha premiato i 16 finalisti durante la cerimonia del 29 maggio a Roma, presso Villa Wolkonsky, residenza dell’Ambasciatore Britannico a Roma. Questo il suo commento al termine della premiazione.

I grandi devono mantenere le promesse, questo è un punto basilare nell’educazione dei ragazzi.Ma siamo certi che tutti lo sappiano?

Allegro non troppo

Marzo

Quando le giornate sono così limpide mi viene in mente la canzone “Marzo” di Teresa De Sio e camminando la canticchio mentalmente: “E viene marzo e già cagna l’aria”.

Mi succede ogni anno in questo mese: se si annusa l’aria, si sente che ha un odore diverso da quello che  si sentiva solo otto giorni prima. A pensarci è un evento anche un po’ strano perchè improvvisamente sembra che, anche in centro città, si colga solo più la parte più tenera e leggera del miscuglio di odori che compongono l’aria.

Sarà il desiderio di vedere e sentire che accadano solo eventi con risvolti positivi .

Così di pensiero in pensiero mi sono persa a considerare che, nonostante ieri le donne venissero ricordate in una data celebrativa, in realtà non ci sono motivi per essere allegre e festose, e che se proprio vogliamo esserlo dobbiamo cercare di usare tanta fantasia per inventarci date speciali.